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"Animare il canto nel RnS"

Alessandro Ruo Rui, Comunità di Gesù - Torino
 
Gruppo "Gesù Buon Pastore", Chivasso - 1 aprile 2004
(Testo tratto da audiocassetta)


Vorrei iniziare questo mio intervento con una citazione di S. Agostino che amo particolarmente: “Cantate al Signore un canto nuovo (Sal. 32). Spogliatevi di ciò che è ormai vecchio. Avete conosciuto il nuovo canto; un uomo nuovo, un Testamento nuovo, una canzone nuova! Il nuovo canto non si addice a uomini vecchi, non lo imparano se non gli uomini nuovi, gli uomini rinnovati, per mezzo della grazia, da ciò che era vecchio: uomini appartenenti ormai al Nuovo Testamento che è il Regno dei Cieli”.  

Il canto “nuovo” si addice a “uomini nuovi”, nell’accezione paolina del termine.
Il canto, nel gruppo del RnS, non è una sorta di colonna sonora, non è una specie di intermezzo musicale “tra una preghiera e l’altra facciamo dei canti”, così come ad es. alla radio tra un intervento e l’altro di uno speaker che può presentare un libro o parlare dell’ultimo fatto di cronaca, ogni tanto viene buttato un disco.
Evidentemente c’è una interazione fortissima tra il canto e la preghiera, anzi, dovremmo dire, LA PREGHIERA È UNA SOLA E TALVOLTA SI ESPRIME CON IL CANTO.
Ma perché noi parliamo del canto così? Sembrerebbe essere una faccenda per alcuni addetti ai lavori, per esperti, per quelli che possiedono la tecnica di uno strumento, che appaiono deputati a questo servizio. In realtà, proprio per quello che ci siamo appena detti, il discorso del canto è un discorso che ci coinvolge tutti, riguarda tutti e potenzialmente ciascuno di noi può essere un animatore del canto. E l’animazione del canto, lo vedremo, è una questione di una certa complessità, di una certa delicatezza, che richiede quindi l’interazione di tanti doni e l’applicazione di tutto ciò che lo Spirito può suscitare in una comunità, in un “corpo”, in una “vigna deliziosa” come voi, come il Signore ci ha detto stasera con il passo di Isaia 27.  

Allora, vorrei fare un breve excursus – non certo per fare della cultura fine a se stessa – sul RUOLO DEL CANTO DALLA SACRA SCRITTURA ALL’OGGI DELLA CHIESA. Dalla Sacra Scrittura all’oggi della Chiesa il canto ha evidentemente funzioni differenti, questo per ricordarci come anche la preghiera ha talvolta sfumature differenti: preghiera di adorazione, di lode, di acclamazione, di invocazione, di giubilo. Ci sono tante dimensioni della preghiera.
 
Nella Sacra Scrittura vediamo come il canto sia spesso espressione di LODE. Quanti - e non solo nel libro dei salmi - sono gli inviti a lodare e a benedire il Signore!
Ed ecco allora l’ACCLAMAZIONE, la benedizione a Dio, che è benedetto per quello che è, per la Sua grandezza ineffabile, perché è al di sopra di ogni cosa, oppure è ringraziato per quello che fa, e questa è già una sfumatura differente - che spesso anche noi avvertiamo nella nostra preghiera - sappiamo che la preghiera di lode è totalmente gratuita, mentre la preghiera di RINGRAZIAMENTO è spesso già più mirata: “Signore, ti ringrazio perché…”. C’è ad esempio, particolarmente nell’Antico Testamento, la forma del CANTICO (di Ezechia, di Tobia, di chi ha ricevuto qualcosa), che è veramente una preghiera di questo tipo: “Signore, ti ringrazio perché…”.
Poi c’è l’espressione dell’ADORAZIONE, straordinariamente presente nel Nuovo testamento, particolarmente nelle lettere paoline come ad es. “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo…”, o certe acclamazioni dell’Apocalisse.

Talvolta il canto è un’espressione intima: l’ANELITO profondo del cuore “l’anima mia ha sete del Dio vivente…”, può essere una RICHIESTA, un LAMENTO, persino, a volte, un IMPROPERIO, come sentiamo in certi salmi: “Signore, fai giustizia…”, un grande passo, anche quest’ultimo caso, rispetto al “mi faccio giustizia da solo” o alla legge del taglione.  

C’è poi il canto di BENEDIZIONE, di DESCRIZIONE, e poi, soprattutto il caso della PROFEZIA. Il canto è profezia. Quante volte ci siamo trovati in un gruppo ed abbiamo avvertito con chiarezza che quel “Svegliati o Sion…” o quel “Il Signore rialza chiunque è caduto…” avevano una portata profetica grandissima. È Parola di Dio! Che belle queste parole sulle quali la Parola insiste: “chiunque”, “chiunque è debole tra noi”, “ogni” “ogni lingua proclami la Tua lode” che esprimono questi concetti proprio semitici: TUTTI! Tutti devono proclamare la Sua lode, benedire il Nome del Signore, non c’è uno che viene dimenticato, che non potrà ringraziare il Signore… “Il Signore rialza chiunque è caduto…” “Grazie, Signore, che bello! Non c’è una situazione che tu non possa rialzare!”  

Ed ecco che noi oggi nella Chiesa, particolarmente nella liturgia, abbiamo queste dimensioni, straordinariamente ricche, del canto: l’ACCLAMAZIONE, la PROCLAMAZIONE, l’INVOCAZIONE…
Senza dimenticare però mai il SILENZIO, il mare in cui naviga spedita la preghiera personale, la preghiera di adorazione, l’ascolto della Parola, l’interiorizzazione di tutto ciò che il Signore ci dice.
E io credo che anche i musicisti debbano amare il silenzio, che è la condizione stessa per cui si possa comunicare.  

A questo punto vediamo che poi, nell’applicazione concreta del gruppo, LA BUONA ANIMAZIONE DEL CANTO – come peraltro ogni servizio che siamo chiamati a svolgere nella Chiesa e nel gruppo - NASCE DALL’AMORE A DIO E AI FRATELLI. Per volare occorrono le due ali, non potremo volare con un’ala sola: “io voglio tanto bene a queste persone per cui mi metto a servirle” attenzione, perché se non c’è un vero amore a Dio…è volontariato filantropico (o gratificazione)! Se io dico “Io amo tanto Dio”, ma poi non amo il fratello che ho qui accanto… non posso davvero dire che sto facendo un servizio…  

Ma LA BUONA ANIMAZIONE NASCE anche DALL’ASCOLTO.  

Anche l’ASCOLTO è A DIO E AI FRATELLI.
Diana Trovò ha sempre raccomandato, nell’animazione, di porgere un orecchio a Dio e uno all’assemblea, perché il Signore donerà a chi anima la preghiera tutti gli strumenti necessari, verrà in suo soccorso e lo aiuterà.  

  1. E attenzione, siamo tutti animatori, siamo tutti profeti. Perché la profezia non è tanto dire “Il Signore dice…, il Signore fa…” quanto piuttosto  (e ciascuno lo dice a modo suo, chi con il canto, chi con la parola, con un’immagine, un’esortazione) “ecco Signore che stiamo capendo che Tu stai passando in mezzo a noi ed operando”. E se lo capiamo possiamo accogliere la Tua Parola. La profezia viene dall’assemblea, per questo l’ascolto di ciò che sta avvenendo nel gruppo non è una cosa che devono avere solo i membri di Pastorale ma è una grazia che devono avere tutti. Dunque ASCOLTO DELL’ASSEMBLEA.  
  2. Poi ASCOLTO DELL’ANIMAZIONE. Chi anima il canto deve stare in strettissimo contatto con l’animazione! Ci sono talvolta in certi gruppi delle persone (che non sono dei musicisti, magari hanno solo un po’ di orecchio) che supportano, interpretano lo svolgimento della preghiera dando all’animazione del canto delle sollecitazioni gli input giusti, qualche volta anche molto precisi: “Canto 339!” o più generali: “Ora serve un canto di adorazione, un’invocazione dello Spirito”. In quest’ultimo caso una certa preparazione degli animatori del canto rende tutto più facile.  
  3. ASCOLTO DI UNA CATECHESI. Questa catechesi di stasera ha un intento prevalentemente pratico, ma se stiamo animando un Seminario di Vita Nuova, e parliamo dell’amore di Dio, della salvezza, dell’azione dello Spirito, allora evidentemente una certa sintonia con i contenuti è indispensabile. E così come si prepara un’équipe, che deve sapere benissimo qual è il tema della serata - e deve aver maturato una testimonianza, una condivisione, come minimo una preghiera - così anche gli animatori del canto devono avere riflettuto un momento sul contenuto che viene fuori da questa preghiera.  
  4. È ovviamente necessario, come abbiamo già detto, anche una predisposizione all’ASCOLTO INTERIORE.  

Passiamo ai FRUTTI CON CUI SI GIUDICA UN MINISTERO.
Uno potrebbe pensare “Stasera abbiamo suonato bene, siamo andati a tempo, non abbiamo stonato, rallentato..”. No. Il primo frutto è l’unità dei cuori. Alla fine del nostro incontro i nostri cuori sono pieni di Gesù Cristo, sono uniti in lui, ci vogliamo più bene, siamo migliori di come siamo entrati? Se la risposta è si, allora vuol dire che l’animazione del canto – così come gli altri servizi – ha raggiunto il suo scopo. Anche se abbiamo sbagliato tonalità, non importa, non è la cosa più importante… Ciò che dobbiamo guardare non è se la nostra esecuzione è stata perfetta, ma quanto abbiamo fatto crescere in noi l’amore di Gesù. Questa è la prima verifica: comunione in Gesù, con Gesù e per Gesù…
Conversione, pace, unità dei cuori e comunione e non tanto tecnica.  

COME SI ESERCITA QUESTO SERVIZIO?

CHI È L’ANIMATORE DEL CANTO? Attenzione, potrei anche dire: “Chi è l’animatore della preghiera? O il fratello carismatico che viene agli incontri del RnS?”  

È un uomo sottomesso allo Spirito Santo:

CHI ANIMA IL CANTO NON È MENO DI …

CHI ANIMA IL CANTO NON È PIÙ DI …

Ma come si individua l’animatore del canto? Chi lo decide che tu hai un carisma? Non certo tu. Ti viene riconosciuto dalla comunità e particolarmente dai responsabili! Si impone certo un discernimento da parte del Pastorale, ma bisogna anche guardare la “volontà significata” e cioè: il fatto che io sia in un gruppo di preghiera e che io sappia suonare la chitarra, non vuol dire al cento per cento che io sono condannato a suonare la chitarra a vita, ma se il gruppo ha un’esigenza e il Pastorale fa un discernimento, vuol dire che il Signore mi chiama a quel servizio! E poi, un buon pastore è colui che genera pastori, un buon animatore è colui che genera animatori, per cui…  

Un ultimo suggerimento, che deriva da una mia esperienza. Una volta Daniel Ange ci colpì dicendo: “Preghiamo per il prossimo Papa che verrà! È già vivo, è già presente in mezzo a noi, chissà dove... E pensate che fardello si deve prendere! È meglio cominciare subito a pregare per lui”.
Quindi, in questo momento, pregate per i fratelli che non sono ancora qui, ma sono già nati e girano per Chivasso e un giorno verranno.
Il Pastorale e gli animatori dicano con gioia: “noi pensiamo e preghiamo già per i prossimi animatori del gruppo… e ti ringraziamo per coloro che manderai…”.
Così, mentre chiediamo e attendiamo che i doni di Dio ci giungano da altri fratelli, ci lasciamo usare dalla Sua misericordia per compiere “oggi” la Sua volontà.
Amen!
   


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