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Il Discernimento spirituale - I parte
Maria Tortonese, Comunità di Gesù - Torino

Gruppo "Gesù Buon Pastore", Chivasso - 22 gennaio 2004
(Testo tratto da audiocassetta)


Tutti gli esperti di vita spirituale, i "fratelli maggiori" e gli "uomini dello spirito" dicono che alla base di un cammino spirituale, alla base di tutti i carismi spirituali e alla base della nostra stessa vita personale c 'è il discernimento. Questo perchè ognuno di noi, nel momento stesso in cui ha deciso di partecipare al gruppo ha dovuto fare un discernimento, successivamente ha preso la decisione pensando che cosa fosse meglio fare e cosa il Signore desiderasse. Per questa ragione - forse - prima di parlare degli altri carismi importanti in una vita di gruppo, bisogna parlare del carisma di base che è discernere. Senza il discernimento la nostra vita carismatica non esiste, quindi scordiamoci tutti i vari sentimentalismi delle persone che credono di sentire, di provare, di intuire, perchè senza il discernimento tutto ciò non è possibile.

Cos'è il discernimento?

Per poterlo meglio comprendere si può partire riportando come esempio una storia tratta da un libro di spiritualità che racconta:
"un padrone ordinò al suo servo di uscire fuori a raccogliere la legna. Dopo poco tempo il padrone uscì fuori per vedere a che punto era il lavoro e, con meraviglia, vide che egli aveva già finito. Gli ordinò allora di accatastare il tutto nella legnaia pensando che la cosa avrebbe tenuto occupato il servo per molte ore, invece anche questo lavoro venne rapidamente portato a termine.
Il giorno dopo il padrone decise di assegnare al servo, che si era comportato bene, un lavoro più leggero e così gli ordinò di andare in cantina a fare la cernita delle patate. Gli disse: "devi solo separare le patate ammucchiando quelle buone da una parte e ammassando da un'altra parte quelle che cominciano ad andare a male e poi buttare via quelle che sono completamente rovinate".
Il servo obbedì e si dispose subito al lavoro. Qualche ora dopo il padrone andò a vedere e dovette constatare che il servo era visibilmente contrariato: "è un'impresa difficile distinguere la qualità delle patate, selezionare le buone da quelle cattive; è facile raccogliere e sistemare la legna ma è ben più difficile discernere e distinguere tra ciò che è migliore, buono, e meno buono", disse il servo".
Noi potremmo dire lo stesso di qualsiasi altra realtà.
È facile eseguire certi lavori ma è molto, molto più difficile scegliere ciò che è giusto perchè siamo sempre di fronte a un bene, un meglio o a qualche cosa di non buono; e allora possiamo essere presi da dubbi, incertezze, da degli interrogativi.
Guai se noi fossimo sempre sicuri di tutto! La persona che è sempre certa, o è una persona temeraria o è un po' pazza, perchè la sicurezza non l'avremo mai; avremo una buona percentuale di sicurezza ma mai una sicurezza assoluta, quindi non è facile discernere.
Non sempre e subito - lo vediamo anche nel gruppo - è facile distinguere la voce del profeta e la voce umana, non è facile discernere quali fratelli hanno un certo carisma, quali fratelli servono disinteressatamente, così come non è facile capire il posto che ciascuno deve occupare nel gruppo. La cosa importante è che ognuno trovi il suo posto nel gruppo, allora ci sarà chi ha un carisma di discernimento, chi ha un carisma di pastorato, chi ha un carisma di profezia, chi ha un carisma di animazione della preghiera, etc.

Ma come si fa a discernere?

Facciamo dei piccoli passi ed incominciamo a capire cosa vuol dire discernere.
Discernere non è decidere! Molto spesso invece si fa confusione con la capacità di prendere una decisione ed ecco che allora ne derivano tanti errori, tante incomprensioni, tanti "magoni" perchè i pastori hanno detto una cosa e poi i fratelli non l'hanno fatta, perchè abbiamo fatto discernimento insieme e quei fratelli sono stati disobbedienti, etc, etc.
Non è così che dobbiamo ragionare, perchè fare discernimento vuol dire che abbiamo preparato la decisione dopo la quale la persona liberamente farà la sua scelta; questo è molto importante sia nel gruppo di preghiera sia nella vita personale. È fondamentale che alla base di un accompagnamento spirituale ci sia il discernimento e non la volontà dell'accompagnatore di far fare all'altro ciò che lui ha capito o desidera: chi accompagnerà dovrà imparare ad aiutare l'altro a valutare tutto.
Discernere, allora, viene prima di ogni decisione ed è un dono di Dio attraverso il quale noi ci apriamo a collaborare con lo Spirito Santo affinchè noi e i fratelli possiamo camminare nelle sue vie e nelle vie che Lui ha preparato per noi, quindi è un cammino che viene prima di ogni cammino.
S. Ambrogio dice: "il discernimento è la nostra guida e il nostro capo che orienta la nostra mente, conferma l'affetto, ci attira dove vuole e volge verso l'Altro i nostri passi".
Quindi è sopra ogni cosa, sopra la nostra decisione, sopra il nostro affetto, sopra i nostri pensieri e ci porta verso l'Altro, verso la volontà di Dio.
S. Benedetto dice: "è la madre delle virtù", S. Bernardo dice: "non è soltanto una virtù ma è la mediatrice e la guida delle virtù, l'ordinatrice degli affetti e la maestra dei costumi".
Se noi non abbiamo discernimento ci facciamo guidare da ciò che sentiamo, dall'amore o affetto che può essere ordinato o disordinato. Oggi ci accorgiamo che nella realtà, nella vita, non c'è più discernimento: tutto è bene, fai quello che vuoi! Ma non è possibile; ci sarà una cosa che è buona e un'altra che è male e ci sarà una cosa che è buona e l'altra che è migliore. Non può essere livellato tutto, ma in nome della libertà oggi si livella ogni cosa; è come se non esistesse più il pensiero e addirittura la libertà perchè se ciascuno fa ciò che vuole, veniamo a cozzare l'uno con l'altro e c'è un'anarchia assoluta. Occorre quindi discernere per capire la volontà di Dio.
Il monaco Cassiano dice: "è una virtù che genera, governa e dà la giusta misura a tutte le virtù". Noi potremmo anche dire "che genera, governa e dà la giusta misura" a tutti i carismi, a tutti i servizi, a tutti i ministeri, a tutti gli incontri.

Discernimento si basa su due parole, su due termini greci che vogliono dire due cose abbastanza distinte nel vocabolario biblico: dokimatzo e diacrino

Dokimatzo significa mettere alla prova, esaminare, stimare, soppesare, sperimentare, saggiare, verificare. Che cos'è la qualità di una cosa, di una persona di un avvenimento.
È un giudizio, cioè un verificare da parte di Dio e da parte nostra se siamo nel cammino di fede. È Dio che prova i nostri cuori per vedere se stiamo seguendo le sue vie, se stiamo facendo la sua volontà ed è molto importante dunque tenere presente per esempio la parola di S. Paolo, (Rm. 12, 2), quando dice di verificare noi stessi per poter discernere la volontà di Dio; ciò che è buono a Lui gradito e perfetto.
Nella società di oggi è bene sottolineare che la logica corrente non è più quella di discernere ma di fare quello che fanno tutti o quello che a noi piace; invece, secondo la mentalità di Dio, noi dobbiamo trasformarci per verificare se quello che stiamo facendo, quello che stiamo portando avanti, è nella sua volontà o no. Sempre S. Paolo dice: "esaminate tutto e ritenete ciò che è buono" (I Ts, 5-21).

Diakrino vuol dire separare, scegliere, selezionare, distinguere, giudicare, valutare.
Noi, quando ci troviamo di fronte a delle situazioni che magari non capiamo, non possiamo prendere per buono tutto, ma dobbiamo imparare a sezionare, essere quasi come il medico che per andare a trovare la vera malattia comincia a scavare e a vedere cosa c'è, separa e alla fine individua il male. Ma prima ha dovuto prendere coscienza e quindi analizzare le varie cose.
Questo è ciò che il Signore intende quando dice: "come potete non discernere se io vengo da Dio o meno, quando sapete valutare i segni esteriori?"(Mt. 16, 2-3). Allora c'è qualcosa che non quadra nel vostro discernimento, non siete capaci di guidare gli altri se non sapete valutare queste cose.
Ecco allora importante, per esempio, il passo in cui S. Paolo raccomanda il discernimento nelle assemblee di preghiera e dice: "i profeti parlino in due o tre e gli altri giudichino" (I Cor 14, 29), cioè incomincino a selezionare, a valutare, a giudicare, a distinguere, ad avere una sensibilità spirituale e quindi cerchino di stare in comunione con lo Spirito Santo, per capire se quelli che hanno parlato lo hanno fatto nel nome del Signore, nel proprio nome o nel nome del maligno.

Normalmente quando parliamo di discernere, si parla di discernimento spirituale, indicando così qual è la fonte del discernimento: LO SPIRITO SANTO, cioè la terza persona della Santissima Trinità, che presiede questa capacit à che non è più soltanto umana ma è una capacità che diventa spirituale.
Lo Spirito Santo deve essere il maestro interiore nel discernimento perchè è lui che ci apre al dialogo col Padre, senza di esso non potremmo neanche dire: "Abbà , Padre!", questo ce lo dice la parola di Dio. È lo Spirito Santo che permette che i nostri rapporti cambino, è lo Spirito Santo che ci rende capaci di stabilire, di valutare, di discernere; è Lui che ci dà le risposte.
Senza lo Spirito Santo noi possiamo usare la nostra testa in quanto siamo delle persone razionali, ed è giusto farlo, ma allora non siamo più in un discernimento spirituale, possiamo inquinare il tutto con il nostro punto di vista molto umano e, se non abbiamo una coscienza retta, forse il nostro punto di vista può farsi prendere la mano dalla superbia, dall'orgoglio, dall'attivismo, oppure dal nostro fine egoistico: quello che è utile a me non quello che è utile a Dio; oppure cercare delle vie comode.
Se invece lo Spirito Santo è dentro di noi e noi lasciamo che sia veramente la nostra guida, il nostro Maestro interiore, allora noi entriamo alla sua scuola e Lui un po' alla volta ci guiderà verso il vero discernimento e ci aiuterà a non fare errori, ci toglierà paure, preconcetti, modi di decidere, di fare e anche di dire che sono sbagliati e ci darà modo di conoscere, di penetrare nei misteri di Dio Padre, ci focalizzerà sui veri problemi; cioè sarà quella luce che illumina interamente la nostra vita. Lo Spirito Santo è la legge scritta dei nostri cuori, è la via da seguire, è quella che fa sì che le nostre scelte siano dalla parte di Dio e non dalla nostra parte o dalla parete del maligno.

Per fare una vera scelta, ci devono essere delle disposizioni interiori, quattro in particolare:

  1. Essere liberi interiormente: una libertà che S. Teresa d'Avila definirebbe "indifferenza", che non vuol dire "menefreghismo" ma quella santa indifferenza che mi rende equidistante da tutto, lontano, non dagli altri e dalle situazioni, ma lontano da me stesso perchè noi molte volte siamo lontani dagli altri, da certe situazioni, ma ci teniamo stretti al nostro "Io" in un modo incredibile per cui non siamo liberi interiormente e quando manca questa libertà interiore noi non sappiamo discernere.
    Un padre gesuita dice: "è curioso rilevare quanto poco liberi siamo in rapporto a quasi tutto: a persone, cose, e prima di tutto a noi stessi". Nulla ci aiuta tanto a scoprirlo come trovarci improvvisamente nella vita di fronte a una decisione seria; ogni decisione del genere scatena in noi una crisi di verità, ci porta a scoprire la r adice profonda dei nostri attaccamenti e la riluttanza tenace dei nostri limiti. Ed è vero, quando noi dobbiamo prendere una decisione profonda, entriamo in crisi, ma per fortuna perchè questo ci aiuta a staccarci, a dare un taglio, a fare un superamento; i padri direbbero "a vivere un'ascesi" cioè una salita verso il Signore e un distacco maggiore da noi stessi e per far questo dobbiamo incominciare a togliere dalla nostra mente tutti i pregiudizi, cioè tutto quello che noi abbiamo inglobato, tutte le nostre preoccupazioni, per valutare ogni cosa nella calma e solo davanti a Dio. È importante quindi la libertà interiore ma anche il distacco da se stessi perchè molte volte noi abbiamo paura, come i bambini che hanno la paura delle paure, sembra un gioco di parole ma, attenzione, noi stiamo vivendo in questa società la paura delle paure: paura a muoverci, paura a comprare il cibo, paura a stabilire dei contatti con gli altri, ecc. Siamo entrati in un vortice di paura, noi viviamo in u n clima di paura, ma soprattutto noi abbiamo paura di essere messi in discussione, non riusciamo a toglierci le paure di sbagliare, ma non davanti agli altri ma davanti a noi stessi e a Dio. Allora occorre chiedere al Signore la grazia di essere veri con noi stessi, perchè alla base di tutto, come segno di grande libertà interiore, c'è proprio questo, il coraggio di dirci in faccia cosa siamo.
    Di fronte a Dio, cosa c'è di più grande che riconoscerci peccatori!
    Guai se pensassimo di essere superiori!
    Non dobbiamo quindi aver paura di essere noi stessi e non dobbiamo aver paura di cambiare il nostro progetto se quello di Dio è un altro: il pensiero di Dio supera il nostro pensiero, la via di Dio supera la nostra via. Chiediamo questa libertà per poterci avventurare verso l'ignoto!
    È fondamentale chiederci se siamo liberi, così come un'altra cosa fondamentale per la libertà interiore è quella di non pretendere da soli di conoscere la volontà di Dio.
    S. Ignazio, grande padre del discernimento, ha sbagliato tanti discernimenti su se stesso, perchè capiva alcune cose, le metteva subito in pratica ma poi il Signore cambiava i suoi progetti. Anche noi molte volte siamo così perchè vogliamo conoscere il pensiero di Dio su noi stessi e da soli non riusciremo mai a discernere la Sua volontà, perchè Dio si serve sempre di qualcun altro, dà la luce. Quindi non pretendiamo di voler comprendere la volontà di Dio, così come dobbiamo essere liberi dai risultati senza cercare i risultati immediati, perchè molte volte ci vuole tempo.
  1. Bandire la fretta: dare tempo al tempo, lasciare che il Signore parli, lasciare che il Signore si esprima con parole quando vuole Lui. Il tempo del discernimento non deve essere un tempo limitato. Ci sono delle volte in cui dobbiamo chiedere dei segni, come Gedeone: "Signore non per tentarti ma per comprendere meglio la tua volontà io ti chiedo questo segno, assolutamente non per provarti ma per fare la tua volontà".
    La Parola del Signore continua a dire: "imparate a discernere!" Ma che cosa? Come vediamo, nella giornata il sole sale e poi tramonta, cioè c'è un tempo. C'è un tempo per... c'è un tempo per piangere, c'è un tempo per ridere, c'è un tempo per combattere, c'è un tempo per lavorare, allora diamo al Signore questo tempo, il tempo che Lui vuole!
    Il clima è: preghiera, atteggiamento di fede, speranza, umiltà e pazienza, dialogo per cercare, con persone di fiducia e che hanno discernimento, la volontà di Dio.
  1. Stare in ascolto della parola di Dio: padre Cantalamessa dice nel suo libro intitolato "Il Canto dello Spirito" che è lecito, dopo aver pregato e se uno si sente interiormente spinto a farlo, aprire la Bibbia "a caso" alla ricerca di una risposta di Dio. Spesso Dio ha parlato con questo mezzo; a S. Francesco ha parlato, e quante volte nella nostra vita ha parlato ma non se ne può fare una abitudine, non una "bibliomanzia"!
    Altrimenti ci si espone spesso o tardi a spiacevoli conseguenze. Ci sono delle cose per le quali al Signore è indifferente e ci dice:"Sentiti libero, l'importante è che tu faccia bene dove sei, a me interessa che tu stia con me sempre". Ma ci sono altre situazioni dove Lui chiede veramente di fare una cosa e allora nella sua Parola manifesta la sua volontà; è molto importante quindi l'ascolto della sua Parola prestando molta attenzione allo Spirito Santo in modo che diventi il nostro maestro interiore. Noi siamo gruppi carismatici che significa gruppi del Rinnovamento nello Spirito Santo, ma forse abbiamo ancora poco rapporto con Lui; abbiamo molto dialogo con Gesù, forse qualcuno di noi ha già un buon rapporto con il Padre ma con lo Spirito Santo? Lui vuole diventare veramente la nostra guida interiore; noi dobbiamo essere mossi dallo Spirito Santo per vivere la nostra vita umana, spirituale bene e quindi discernere, ma da quale Spirito siamo mossi?

Abbiamo tre tipi di spirito:

Le caratteristiche per discernere da che spirito siamo guidati sono:

I padri distinguono tre tipi di discernimento in modo particolare: uno naturale, uno dottrinale-sapienzale, e uno carismatico.
È possibile anche fare altre due distinzioni che riprendono le precedenti:

Il discernimento naturale è quello che tutte le persone umane dovrebbero avere perchè è quel dono di Dio che permette di condurre la nostra vita; vuol dire cioè avere "buonsenso", rischiarato dalla fede, dalla speranza e dalla carità.

Il discernimento dottrinale è un'arte che si impara stando sulla Parola di Dio, è conforme alla rivelazione (Parola di Dio); concorde con l'insegnamento dei padri della Chiesa; concorde dunque con la tradizione e con la dottrina della Chiesa. Il discernimento sapienzale è quello "dei sì e dei no", un modo molto semplice, come diceva S. Ignazio, per chiedere al Signore cosa vuole che noi facciamo, per capire se ciò che noi sentiamo o desideriamo è concorde alla sua Parola ed è nella Sua volontà. Se c'è pace, c'è dilatazione del cuore, c'è un sì chiaro, allora è la sua volontà; se invece c'è ansia, turbamento, non tranquillità, allora è meglio fermarsi finchè Lui non chiarirà.

Il discernimento carismatico è, come diceva padre Emiliano Tardif: "un telegramma del Signore, non lo leggo se non quando mi giunge"; è cioè una certezza interiore che viene data senza aver fatto un ragionamento o un pensiero particolare, senza essere dei grandi studiosi o delle persone intelligenti; è una freccia che ti trapassa e che ti fa capire qual è la realtà . Questo discernimento capita molte volte anche a noi, se siamo continuamente in accordo con lo Spirito santo e va e viene come tutti i carismi.

 


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