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"L'Amore di Dio"

Emanuele Morizio, Gruppo "Gesù Buon Pastore", Chivasso
 Gessica Santa
, Gruppo "Gesù di Nazareth", Castelrosso

Seminario di Vita Nuova
Cuceglio, 12 ottobre 2005


INTRODUZIONE

Noi non siamo qui per insegnarvi qualcosa ma per testimoniarvi qualcosa, qualcosa che abbiamo vissuto sulla nostra pelle e che vi trasmettiamo con gioia: Dio ci ama!
Dio c’è. È una verità oggettiva.
Dio esiste. Indipendentemente dal fatto che io ci creda o meno.
E ci ama. Comunque. Che ci interessi o no.
L’evangelista Giovanni nella sua prima lettera (I Gv 4, 7-8) ci dice chi è Dio:  

(…) l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.  

Da sempre ci siamo sentiti dire che Dio è amore. E che ci ha pensato ed amato dall’eternità. Abbiamo sentito dirci migliaia di volte che Gesù è morto in croce per noi, ma cosa significano queste cose per la nostra vita?
Forse queste parole per qualcuno di noi non significano un gran che.
Forse alcuni tra noi percepiscono Dio non come una persona ma come una realtà non percepibile, invisibile, muta.
Forse per qualcuno di noi la presenza di Dio è limitata al tabernacolo da dove aspetta immobile il giorno del giudizio.
Cosa vuol dire che Dio ci ama? Cosa significa per la mia vita?
Mi hanno detto che Dio chiama, ma come riconosco la sua voce tra le tante che sento ogni giorno?
Forse la mia vita è in balia di tutti e di tutto, di tutte le voci del mondo.
Forse non capisco proprio neanche perché sono venuto al mondo, oppure non capisco cosa Dio voglia per me.
Forse alcuni di voi pensano: “Che cosa mai se ne potrà fare Dio di uno/a come me?”. “Di me che non so fare niente?”
Dio è amore.
Ma qual è l’amore a cui Dio mi chiama dal momento che tutti oggi nel mondo parlano d’“amore” anche a proposito di cose che poi amore non sono?
Forse alcuni lo percepiscono come un Essere supremo, lontano dai nostri problemi e dalle nostre preoccupazioni, e non riescono a pensarlo come vicino a sé. Si chiedono: “Sarà poi proprio vero che Dio si interessa tanto a me da aver pensato ad ogni situazione della mia vita?”.  

DIO NON È LONTANO  

Forse siamo proprio tra quelle persone che non percepiscono Dio come una persona viva.
Forse apparteniamo:  

  1. ALLE PERSONE CHE PENSANO CHE DIO È UN GIUDICE (CHE SI INTROMETTA NELLA NOSTRA VITA SOLO CON UNA SERIE DI REGOLE E DECRETI, PER DIRCI QUELLO CHE POSSIAMO O NON POSSIAMO FARE, DOBBIAMO O NON DOBBIAMO FARE):
    A volte percepiamo Dio come qualcuno che detta degli “imperativi morali”, delle “regole” (ex. in materia di morale sessuale la Chiesa non accetta la convivenza, i rapporti prematrimoniali etc.) che possono essere interpretate come una limitazione della libertà delle persone.
    Ma questa è un’erronea concezione di Dio.
    Dio non è un giudice severo, che ci punisce o ci castiga se trasgrediamo i suoi comandamenti.
    Abbandoniamo questa paura di Dio, questa paura del divenire oggetto della sua punizione. Dio non castiga mai. Dio ama.
    Se qualcuno di noi, pur frequentando la chiesa e ritenendosi cristiano, ha questa concezione sbagliata di Dio allora probabilmente osserva delle regole, rispetta delle prescrizioni o compie delle pratiche senza dar loro un senso interiore (ex. recita meccanica del rosario o frequenza alla Messa o confessione). Le fa perché le DEVE fare. Senza probabilmente neanche capire qual è il senso di ciò che sta facendo.  

Forse invece apparteniamo ad una seconda categoria di persone, a quella categoria di:  

  1. PERSONE CHE PENSANO CHE DIO NON SI INTERESSI DELLA NOSTRA VITA:
    Alle quelle persone che si sentono cristiane, ma soltanto perché fanno del bene al prossimo (ex. persone impegnate nel volontariato, nel catechismo, nell’oratorio, o nel sociale).
    Intendiamoci, il volontariato o lavorare nel sociale è cosa buona e giusta.
    Ma forse questa categoria di persone aiuta i fratelli mettendoci tutto sé stessa, magari spendendo una vita intera tra gli emarginati, i poveri, i disabili ma magari senza dare troppo importanza a Dio, a quel Dio che vuole invece essere realmente presente nella loro vita, che vuole un rapporto personale con loro.
    Gesù non è SOLO un maestro di ETICA, di Sapienza, di Filosofia, che dà perle di saggezza e poi si disinteressa di te.
    Questa è una concezione riduttiva di Dio.
    Dio non è morto. Gesù è vivo e vuole avere un rapporto personale con te.   Queste due visioni del cristianesimo fanno sembrare Dio molto lontano.

In realtà:  

  1. DIO È QUALCUNO CHE PUOI INCONTRARE.
    Anche oggi, se lo vuoi.
    Dio non è un’entità distante, lontana, ma è una persona viva che vuole stabilire con te, con ciascuno di noi un rapporto personale, privilegiato, un dialogo intimo di amore. Dio viene e abita in noi (pensiamo all’Eucaristia).
    Noi non siamo amati da Dio in modo generale, impersonale. Dio mi ama invece personalmente, si interessa della mia vita, vuole farsi conoscere e farmi sapere quanto mi vuole bene.
    Egli ci cerca per primo, sta alla porta del nostro cuore e bussa.
    Oggi come allora, ci parla con la Sua Parola, che rivolge a ciascuno di noi:  

Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.

(Apocalisse 3, 20)

Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. (…) Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. (…) Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.

(Ezechiele 34, 11, 15-16)

Questo perché, come dice la Sua Parola:  

Il Signore è vicino a quanti lo invocano, a quanti lo cercano con cuore sincero.

(Salmo 145, 18)

Se Dio vuole avere un rapporto personale con noi, questo è perché ci vuole bene, ci ama e vuole comunicarci tutto il suo amore. Lui ci ha creati e ha pensato per noi una vita bellissima, piena di gioia e di amore:  

  1. DIO HA UN PROGETTO PER ME.
    Il progetto di Dio per me è di spazzare via ogni barriera e realizzare una relazione personale con lui. Dio vuole darci una vita nuova e migliore, una vita nuova e felice.
    Il Signore vuole il meglio per noi, vuole che abbiamo la vita in abbondanza, ha un progetto di vita, un progetto d’amore per ciascuno di noi.  

Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. 

(Giovanni 10, 10b)

Ecco che cosa Egli vuole per me.
Ecco rivelato il progetto di Dio per me: che ciascuno di noi si realizzi nell’amore!  

Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo - dice il Signore - progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza.
Voi mi invocherete e ricorrerete a me e io vi esaudirò; mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il cuore.

(Geremia 29, 11-13)

Nella risposta a questo progetto sta la mia gioia, la mia riuscita autentica, la scoperta del senso dell’esistenza, del gusto per la vita, la salvezza…
Lasciamo che quest’amore guidi ogni istante della nostra vita quotidiana.  

COM’È L’AMORE DI DIO?  

Abbiamo visto che Dio non è lontano, è qualcuno che ci ama ed ha un progetto d’amore per me.
Ma com’è l’amore di Dio? Quali sono le sue qualità?
Nell’Antico Testamento Dio manifestò il suo amore al popolo di Israele attraverso i profeti, utilizzando una serie di immagini e figure, in modo da rendersi comprensibile. Ma le stesse parole che Dio rivolgeva migliaia di anni fa al popolo di Israele, Egli ora le rivolge al nostro cuore. Le parole della Bibbia, della Sacra Scrittura, non sono solo parole che Dio ha rivolto a Israele o alla prima comunità cristiana, sono parole vive e valide anche PER ME oggi.
Le promesse di benedizione rivolte da Dio ad Israele sono eterne. Anche oggi Dio è fedele alle sue promesse. Il rapporto di predilezione di Dio nei confronti del suo popolo, il popolo che Egli si era scelto, il popolo eletto, pre-diletto è lo stesso che egli vuole instaurare con ciascuno di noi.  

Cerchiamo di penetrare più a fondo nella sostanza stessa di questo amore divino attraverso le immagini con cui Dio stesso si presenta.  

Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe,
che ti ha plasmato, o Israele:
“Non temere, perché io ti ho riscattato,
ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni.
Se dovrai attraversare le acque,
sarò con te,
i fiumi non ti sommergeranno;
se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai,
la fiamma non ti potrà bruciare;
poiché io sono il Signore tuo Dio,
il Santo di Israele, il tuo salvatore.
Io dò l’Egitto come prezzo per il tuo riscatto,
l’Etiopia e Seba al tuo posto.
Perché tu sei prezioso ai miei occhi,
perché sei degno di stima e io ti amo
,
dò uomini al tuo posto
e nazioni in cambio della tua vita.
Non temere, perché io sono con te”.

(Isaia 43, 1-5a)

Questo è un Dio che chiama per nome, come un genitore che dà il nome alla propria creatura, è un Dio che non lascia mai soli, anche nei momenti di difficoltà, quando dobbiamo attraversare le grandi acque, cioè i problemi che si presentano nella nostra vita, o passare attraverso il fuoco del dolore. Lui ci dice, anche oggi: Io sono con Te, sempre!  

  1. L’amore di Dio è l’AMORE DI UN PASTORE AL SUO GREGGE.
    Abbiamo visto come per bocca del profeta Ezechiele Dio stesso si paragoni ad un PASTORE amorevole alla ricerca della pecorella smarrita. Anche il salmo 23 (“Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla…”) presenta Dio come una figura protettiva, amorevole che ha cura del suo gregge, al quale non fa mancare pascoli erbosi ed acque tranquille.
    E così pure il profeta Isaia ci presenta il Signore come un pastore che “fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri ” (Is. 40, 11).
    Ma Dio non si presenta solo come un pastore.  
  1. L’amore di Dio è AMORE PATERNO.
    Il profeta Osea ci svela con parole bellissime un’altra qualità dell’amore di Dio, la PATERNITÀ. È Lui il Padre per eccellenza, Colui del quale S. Paolo ci dice che è il “Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome” (Ef. 3, 14-15).
    Proviamo a chiudere i nostri occhi e ad immergerci nell’ascolto di queste parole, pensando che il popolo di Israele, la tribù di Efraim, siamo noi, e che Dio sta rivolgendo a noi queste parole.  

Quando Israele era giovinetto,
io l’ho amato
E dall’Egitto ho chiamato mio figlio (…)
Ad Efraim io insegnavo a camminare
tenendolo per mano (…).
Io li traevo con legami di bontà,
con vincoli d’amore;
ero per loro
come chi solleva un bimbo guancia a guancia;
mi chinavo su di lui
per imboccarlo di mia mano. (…)
Come potrei abbandonarti, Efraim,
come consegnarti ad altri, Israele? (…)
Il mio cuore si commuove dentro di me,
il mio intimo freme di compassione.

(Osea 11, 1, 3-4, 8)

Non è forse Efraim un figlio caro per me,
un mio fanciullo prediletto?
(…) le mie viscere si commuovono per lui,
provo per lui profonda tenerezza".

(Geremia 31, 20)
  1. L’amore di Dio è AMORE MATERNO.
    L’amore di Dio è l’amore di un padre, ma è anche l’amore di una madre, come ci ha ricordato Giovanni Paolo I.
    Dio è per me padre e madre. In certi momenti mi ama come un padre, in altri come una madre, come ci ricorda il profeta Isaia:  

Può mai accadere che una donna
si dimentichi del frutto delle sue viscere?
Quand’anche ciò accadesse,
ciò non avverrà di me, perché io ti amerò sempre.

(Isaia 49, 15)

Abbiamo percepito la PATERNITÀ e la MATERNITÀ dell’amore divino.
Ma l’amore di Dio è un amore totale, che racchiude tutte le forme di amore che noi possiamo sperimentare nella nostra vita, l’amore fraterno, paterno e materno, ma anche quello che esiste tra due sposi.  

  1. L’amore di Dio è AMORE SPONSALE
    Il profeta Isaia– ma anche e soprattutto il Cantico dei Cantici - descrivono l’amore di Dio all’umanità come l’amore di uno sposo alla sua sposa:  

Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,
né la tua terra sarà più detta Devastata,
ma tu sarai chiamata Mio compiacimento
e la tua terra, Sposata,
perché il Signore si compiacerà di te
e la tua terra avrà uno sposo.
Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposerà il tuo architetto;
come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te.

(Isaia 62, 4-5)

È un amore fedele e appassionato, Un amore appassionato per la persona amata, sino alla “gelosia” di Dio.
Il suo amore è delicato e disinteressato come quello di una madre, è forte e generoso come quello di un padre, è esigente e geloso come quello di uno sposo, è gratuito e generoso come quello di un grande amico. È anche molto più di tutto questo. È la sorgente stessa di ogni amore umano.  

C’è una pagina del vangelo di Luca (Lc. 15, 11-32), una pagina bellissima che tutti conosciamo, che è quasi un “compendio” dell’amore compassionevole di Dio; è la parabola del figliol prodigo che potrebbe a buon diritto anche essere chiamata la parabola del PADRE MISERICORDIOSO.
Il pittore olandese Rembrandt ha dipinto, al termine di una vita un po’ turbolenta, un quadro stupendo, che esprime in maniera esemplare l’immenso amore di questo padre per i suoi figli.

Da questa pagina, e dalla contemplazione di questo quadro possiamo comprendere in modo ancora più profondo la qualità dell’amore che Dio nutre per noi.
Vediamo, su questo fondale scuro, che rappresenta le tenebre di una vita senza Dio, tre personaggi illuminati da una luce calda, dorata, una luce che emana da un fuoco interiore che non muore mai: il fuoco dell’amore di Dio, che coinvolge il padre misericordioso e i suoi due figli, il figlio minore, il prodigo, e il maggiore.
L’abbraccio dell’anziano padre al figlio minore, esausto, sfinito, con la tunica lacerata, stanco per aver molto camminato per il mondo, con i piedi feriti, rappresenta l’abbraccio di Dio all’umanità, la misericordia divina e la miseria umana, stretti in un circolo d’amore.
Se il figlio incarna il dramma della sofferenza umana, ogni dettaglio della figura del padre, dall’espressione del volto, dal suo atteggiamento, dai colori dell’abbigliamento alla gestualità delle mani, esprime una maestà dolce, quasi materna, ma soprattutto un’infinita misericordia, un amore senza riserve, un perdono eterno.
Raramente l’immenso amore misericordioso di Dio per l’umanità è stato espresso in modo così intenso.  

  1. L’amore di Dio è MATERNO e PATERNO. Guardiamo le mani di questo padre. Sono molto diverse tra loro.
    La mano sinistra è una mano prettamente maschile, forte e vigorosa.
    La mano destra è invece una mano delicata, dalle dita lunghe e affusolate, molto tenera. È una mano di madre.
    La mano sinistra è una mano che protegge e sorregge, e stringe con energia.
    L’altra è invece posata dolcemente sulla spalla del figlio. Situata in corrispondenza del piede scalzo e ferito, questa mano accarezza, calma, offre conforto e consolazione.
    L’una sorregge, l’altra accarezza.
    Queste mani sono le mani di un Dio che è per noi un padre e una madre compassionevoli.  
  1. L’amore di Dio NON CASTIGA ma accoglie a braccia aperte, sotto un ampio mantello protettivo.
    Dio non è un castigatore, un vendicatore.
    Come ci insegna la vicenda del figliol prodigo, il vero castigo ce lo diamo noi stessi, allontanandoci da lui, il castigo è solo opera nostra quando ci allontaniamo da lui, è solo “opera dell’uomo”. La punizione è solo opera delle nostre mani.
    Dio non è un’autorità incombente che ha potere su di me e mi punisce.
    L’unica autorità che Dio rivendica per sé è l’autorità della compassione.
    È un padre che non fa domande, non chiede spiegazioni, ma vuole solo accogliere con calore i propri figli.  
  1. L’amore di Dio MI LASCIA LIBERO, libero di amarlo, ma anche di rifiutarlo, di andarmene da casa.
    Dio non impone il suo amore ai suoi figli. È un amore che non forza, non costringe i suoi figli all’amore.
    Dio ci ama sempre, anche quando ci allontaniamo da Lui. Dio non ritira mai le sue braccia, le sue mani sono sempre stese, mi attende a braccia aperte e mi vuole stringere in un abbraccio eterno.
    È un Dio che soffre per la nostra lontananza.
    Rembrandt lo raffigura sotto le spoglie di un padre anziano, segnato dal dolore, curvo, quasi cieco. Un padre svuotato dalla sofferenza, un padre che era certamente morto molte volte, e che aveva già pianto tutte le sue lacrime.
    È una figura quasi vulnerabile. Come si può aver paura di un Dio così?
    È un cuore di padre che soffre una pena immensa per le nostre scelte sbagliate, ma che nello stesso tempo arde dal desiderio di riportare a casa i suoi figli che hanno scelto di andarsene.  
  1. L’amore di Dio è GRATUITO.
    La logica della retribuzione fatta propria dal figlio: “Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te (…) Trattami come uno dei tuoi garzoni” (Lc. 15, 18-19) non è la logica di Dio. Questo padre non accoglie il figlio come un servo, come costui si era immaginato, ma lo reintegra nella condizione di figlio.
    Dio non calibra mai il suo amore sui nostri meriti.
    Egli non fa dell’amore un mercato, un “do ut des”, un dare-avere, un calcolo sui meriti, ma ama per sovrabbondanza.
    Le voci del mondo ci insinuano spesso che non sarò amato se non l’avrò meritato con determinati sforzi e con duro lavoro. Vogliono che dimostri a me stesso e agli altri che sono degno di essere amato. Negano che l’amore sia un dono totalmente gratuito.
    Forse anche noi abbiamo sofferto l’esperienza del rifiuto e dell’abbandono.
    Per cui siamo abituati a cercare il modo migliore per essere accettati, amati, voluti bene, abbiamo sempre paura di non piacere, di non essere accettati, di essere messi da parte, trascurati, ignorati, che è forse difficile credere ad un amore così.
    Non dobbiamo guadagnarcelo questo amore, non dobbiamo meritarcelo! È gratis!
  1. L’amore di Dio è INCONDIZIONATO.
    Non è condizionato da “se”.
    Il mondo ti dice: “Ti amo se sei bello, intelligente e ricco. Ti amo se sei istruito, hai un buon lavoro e le giuste conoscenze.” Ci sono infiniti “se” nascosti nell’amore del mondo. L’amore del mondo è e sarà sempre soggetto a condizioni.
    L’amore di Dio invece non pone condizioni. Dio mi ama comunque. Per quello che sono. Con i miei pregi e i miei difetti, con i miei peccati e le mie infedeltà.  

Dio chiama ciascuno di noi ad entrare in questo circolo d’amore, al sicuro in questo abbraccio di un padre tutto amore che mi chiama per nome e mi dice: “Tu sei il mio figlio prediletto, ed in te mi sono compiaciuto” (Lc. 3, 22b).
Ciascuno di noi è un figlio prediletto per Dio. L’amore di Dio non fa paragoni tra i suoi figli. Tutti i figli di Dio sono dei prediletti ai suoi occhi.  

  1. L’amore di Dio è L’UNICO AMORE CHE APPAGA IL MIO CUORE.
    Il Padre nostro misericordioso chiama ciascuno di noi ad inginocchiarci davanti a Lui, ad affondare il nostro viso contro il suo petto, a mettere l’orecchio contro il suo petto e ascoltare, senza interruzione, il battito del suo cuore.
    L’amore che il figlio ha cercato in un paese lontano l’ha lasciato con l’amaro in bocca, inappagato, perché il mondo non può soddisfare il desiderio più profondo del nostro cuore.
    Quante volte nella nostra vita abbiamo intrapreso ricerche distruttive, tra gente sbagliata e in posti sbagliati, di quello che solo nella casa del Padre può essere trovato!
    Solo in Dio riposa l'anima mia” (Sal. 62, 2a), ci dice il salmista.
    E S. Agostino nelle sue Confessiones (I, 1, 1): “Ci hai creati per te, Signore, e il nostro cuore è inappagato fino a quando non riposi in Te”.
    Il figlio che riposa sul petto del padre è in una pace eterna.
    Nessun essere umano è in grado di darmi l’amore che il mio cuore tanto desidera, nessuna amicizia, nessuna relazione profonda, nessuna comunità saranno mai in grado di soddisfare i bisogni più profondi del mio cuore.  

Osserviamo la testa del figlio. Denudata, con pochi capelli, è come quella, ancora bagnata, di un neonato appena uscita dal grembo della madre. Il suo viso ha ancora gli occhi chiusi. È un ritorno al grembo di Dio, che è insieme Padre e Madre:  

Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia.

(Salmo 131, 2)

Dice il salmista.
Questo è il destino che egli ha pensato per noi.
Veramente Dio “ci conosceva, da prima di formarci nel grembo materno” (Gm. 1, 5a), veramente “ci ha disegnati sulle palme delle Sue mani” (Is. 49, 16).
Da prima che qualsiasi essere umano potesse mostrarci amore Egli ci ha “amati di un amore eterno” (Gm. 31, 3a), sin da quando “ci formava nel segreto, intessuti nelle profondità della terra e tessuti nel seno di nostra madre” (Sal. 139, 13-15).
Amen!

 


Riferimento bibliografico per approfondimenti:
Henri J. M. Nouwen, L'abbraccio benedicente. Meditazione sul ritorno del figlio prodigo, Ed. Queriniana, Brescia 1994.


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